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La Tessitura Cariatese

La tessitura è l’attività artigianale più conosciuta e più interessante di Cariati. Ha origini molto antiche ed è stata importata dall’Oriente da quelle persone che riuscirono a tornare in paese dopo le deportazioni in Turchia, seguite alle numerose incursioni piratesche del XV secolo. Secondo una leggenda popolare, molto cara ai Cariatesi, l’arte della tessitura sarebbe stata introdotta nel nostro paese da una giovane donna, Laura che, nel 1544, durante l’assedio del corsaro Khir ed-Dim detto Barbarossa, venne catturata e portata a Costantinopoli dove sarebbe divenuta la favorita del Sultano. La bella Laura soggiornò per lunghi anni in terra d’ Oriente, lì apprese la meravigliosa arte di tessere al telaio coperte e tappeti dai colori sfavillanti, ma il suo pensiero era sempre rivolto alla sua amata terra di Calabria, alla sua Cariati. Alla morte del Sultano, quando poté finalmente fare ritorno a Cariati, Laura fece conoscere alle sue compaesane quella mirabile arte della tessitura che ancora oggi è un vanto dell’ artigianato cariatese. Le tessitrici di Cariati un tempo erano numerose e producevano coperte, arazzi e tappeti dai colori luminosi e molto intensi con disegni particolari: cestelli, rose a mazzi, stelle, rombi e altri che richiamano l’ arte magno-greca. La visita al laboratorio di tessitura della signora Maria Russo, abile tessitrice di Cariati, e l’ intervista hanno consentito una completa conoscenza di questa meravigliosa arte in via di estinzione.

Il telaio

Il telaio a mano delle tessitrici cariatesi è di antica fattura, costruito da artigiani locali. Oggi a Cariati ne esistono forse una decina, ma anticamente in ogni famiglia esisteva un telaio. La struttura è fatta di legno di castagno e mediante l’ azione di leve e pedali e lo scorrimento della navetta nell’ ordito, consente alla tessitrice di intrecciare i filati di cotone, lana, seta , perlè. Le parti del telaio sono tante e tutte importanti per il funzionamento: nigghiulu, palummedde, sugghiordituru, lizzi, cruci, mbrighedda, peracchia, mortalaru, cassita.

Il lavoro al telaio

Lo stame viene acquistato in matasse, dipanate con l’ arcolaio ( a nimula) e poi trasferite in spagnolette nel telaio attraverso un complicato sistema che li ordina in fasce. Sistemata anche la trama, la tessitrice inizia la lavorazione che può essere: liscia (quando il disegno è uniforme alla trama) e a pizzilunu ( che si ottiene rialzando i punti a mano con un ferretto ). Per le coperte si lavorano 3 teli separati e poi si uniscono a mano con punti invisibili. La cosa meravigliosa è che la coperta, finita, sembra lavorata tutta contemporaneamente perché lo schema è unico; infatti la parte centrale (u zemp) è lavorata in ampio riquadro, intorno una fascia più larga (paranzula) e una più stretta (u pizzettu) delimitate da profili (parafilo); la rifinitura è una frangia intorno al bordo.

Le zempere

Le zempere cioè i campioni da cui vengono presi i disegni per fare coperte, arazzi e tappeti, sono un vero tesoro tramandato per generazioni, alcune sono inventate dalle tessitrici osservando un oggetto e sono gelosamente custodite perché considerate creazioni esclusive della Gnura, cioè della maestra tessitrice. Le zempere più conosciute sono: il mazzetto, la vigna, la caccia, l’ aria stiddata, a voculidda, u prat i l’angeli, a rasta cu l’ oceddi, u crapiu, u per’ira cerza, a greca. Dal telaio escono splendide coperte molto apprezzate e ricercate dai turisti e dagli amanti dell’artigianato.

 

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