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I Maestri d'Ascia Cariatesi

L’unica attività artigianale fiorente a Cariati è la piccola cantieristica navale. La presenza di artigiani del legno specializzati nella costruzione di barche da pesca e da diporto richiama a Cariati tutti gli appassionati del mare dell’Italia meridionale. L’ arte dei maestri d’ ascia non è nata sul luogo, ma è stata importata nel 1920 da un abile artigiano proveniente dalla costiera amalfitana, un certo Natale Monti, che, da Maiori, in provincia di Salerno, approdò sulla nostra costa chiamato da numerosi pescatori per costruire delle imbarcazioni. Dopo la prima barca, Natale Monti, ebbe tantissime richieste anche dai pescatori di Rossano, Corigliano, Sibari che decise di svolgere la sua attività a Cariati, dove si stabilì con la moglie e il piccolo Vincenzo di soli 2 anni. Accanto all’ abitazione, vicino alla spiaggia, Natale creò un piccolo arsenale a cielo aperto, successivamente venne annesso un capannone che rimase per decenni il cantiere dei Monti.

La tradizione familiare continuò con i figli Vincenzo e Cataldo. Il primogenito, rientrato dal fronte, trascorse alcuni anni a Salerno, dove ebbe modo di perfezionare, in un cantiere navale, ciò che aveva appreso nella bottega paterna. Alla fine dell’apprendistato conseguì il diploma di maestro d’ ascia, rilasciato dalla Capitaneria di porto di Salerno. Nel 1950 Vincenzo Monti fece ritorno a Cariati per continuare l’ arte paterna e insieme al fratello Cataldo mantenne il cantiere attivo per circa 40 anni. Se ancora oggi quest’ arte esiste è merito di Antonio Montesanto, cariatese purosangue e unico maestro d’ ascia dell’ intera costa ionica, che, sin da piccolo, ha seguito i fratelli Vincenzo e Cataldo Monti imparando il mestiere con grande arte e passione. Antonio Montesanto con l’ aiuto del nipote Cataldo Aiello, giovane maestro d’ ascia, e uno staff di collaboratori costruisce ogni tipo di barca. Il cantiere di Montesanto si trova in contrada Magarello, si chiama AR BA( Artigiana Barche), è diviso in due parti: la parte a mare dove ci sono le barche vecchie, quelle in costruzione e il legname; il capannone dove ci sono pialle, motosega, trapani e l’ immancabile ascia.

 

I Vuculari Cariatesi

L’ arte vasaia è un’ attività artigianale tipica di Cariati dalle origini antichissime, oggi quasi estinta. I vasai avevano le loro piccole botteghe artigiane concentrate in un rione chiamato i “Vucalari” nome derivato dal “vucalu” ,un recipiente di terracotta con manico e beccuccio, usato per contenere acqua. La bottega del vasaio era molto misera (gli unici attrezzi di laboratorio erano il tornio e un bancone). La lavorazione antica era a gestione familiare: le donne raccoglievano le fascine e badavano all’ essiccazione, i più piccoli preparavano la creta e gli uomini si occupavano del tornio. La creta veniva impastata con molta acqua dai giovani e dai bambini che, per ore e ore, dovevano calpestarla con i piedi e renderla plasmabile. La creta veniva poi foggiata col tornio, costituito da due piani di forma circolare collegati da un asse verticale. Il tornio, azionato col piede sinistro del vucalaru, si metteva in movimento e, grazie alle mani esperte del vasaio, dava forma a quei vucali che stupiscono per la loro perfezione. Il maestro, per rigare i vasi, utilizzava qualche pezzo di pettine rotto, per togliere il vaso dalla ruota si serviva di un filo. I prodotti venivano esposti al sole ad asciugare e poi cotti nella fornace per circa 6 ore a 900 gradi. L’ apprendista impiegava parecchi anni prima di diventare “mastru vucalaru”,cominciava con lavori semplici come “ i rasticeddi” (piccoli vasi per le piante) e man mano arrivava a quelli più complessi. Oggi questa attività è quasi completamente scomparsa, ma nel passato gli oggetti costruiti dai nostri vucalari erano conosciuti e apprezzati in tutto il Meridione.

La produzione artigianale è stata sostituita da quella industriale; nel rione Vucalari, dove una volta c’ erano casupole utilizzate per lavorare la creta e per fornaci, oggi ci sono costruzioni nuove. I pochi maestri vucalari presenti a Cariati non lavorano più artigianalmente, né ci sono apprendisti giovani disposti a conoscere e tramandare l’ arte vasaia.

 

Gli oggetti dell’ antica tradizione vasaia, più noti, sono:

  • I vucali: boccali di terracotta destinati a contenere l’ acqua da bere.
  • A ciarra: giara usata per la conservazione delle olive sotto sale o per contenere l’ olio.
  • A limma: larga scodella dall’interno smaltato.
  • A rasta: vaso per le piante.
  • A gummula: piccolo orcio per l’ acqua.
  • A rasta p’ira liscia: grande recipiente dentro cui veniva fatto il bucato rudimentale ( cenere e acqua calda).
  • A lincedda: recipiente panciuto a collo largo, pieno d’ acqua attinta alla fontana.
  • U tarzarulu: contenitore per provviste varie sotto sale.
  • A tianedda: tegame usato per preparare il sugo o i secondi piatti.
  • A pignata: pentola generalmente usata per cuocere i legumi, sfruttando il calore del focolare.
 

La Tessitura Cariatese

La tessitura è l’attività artigianale più conosciuta e più interessante di Cariati. Ha origini molto antiche ed è stata importata dall’Oriente da quelle persone che riuscirono a tornare in paese dopo le deportazioni in Turchia, seguite alle numerose incursioni piratesche del XV secolo. Secondo una leggenda popolare, molto cara ai Cariatesi, l’arte della tessitura sarebbe stata introdotta nel nostro paese da una giovane donna, Laura che, nel 1544, durante l’assedio del corsaro Khir ed-Dim detto Barbarossa, venne catturata e portata a Costantinopoli dove sarebbe divenuta la favorita del Sultano. La bella Laura soggiornò per lunghi anni in terra d’ Oriente, lì apprese la meravigliosa arte di tessere al telaio coperte e tappeti dai colori sfavillanti, ma il suo pensiero era sempre rivolto alla sua amata terra di Calabria, alla sua Cariati. Alla morte del Sultano, quando poté finalmente fare ritorno a Cariati, Laura fece conoscere alle sue compaesane quella mirabile arte della tessitura che ancora oggi è un vanto dell’ artigianato cariatese. Le tessitrici di Cariati un tempo erano numerose e producevano coperte, arazzi e tappeti dai colori luminosi e molto intensi con disegni particolari: cestelli, rose a mazzi, stelle, rombi e altri che richiamano l’ arte magno-greca. La visita al laboratorio di tessitura della signora Maria Russo, abile tessitrice di Cariati, e l’ intervista hanno consentito una completa conoscenza di questa meravigliosa arte in via di estinzione.

Il telaio

Il telaio a mano delle tessitrici cariatesi è di antica fattura, costruito da artigiani locali. Oggi a Cariati ne esistono forse una decina, ma anticamente in ogni famiglia esisteva un telaio. La struttura è fatta di legno di castagno e mediante l’ azione di leve e pedali e lo scorrimento della navetta nell’ ordito, consente alla tessitrice di intrecciare i filati di cotone, lana, seta , perlè. Le parti del telaio sono tante e tutte importanti per il funzionamento: nigghiulu, palummedde, sugghiordituru, lizzi, cruci, mbrighedda, peracchia, mortalaru, cassita.

Il lavoro al telaio

Lo stame viene acquistato in matasse, dipanate con l’ arcolaio ( a nimula) e poi trasferite in spagnolette nel telaio attraverso un complicato sistema che li ordina in fasce. Sistemata anche la trama, la tessitrice inizia la lavorazione che può essere: liscia (quando il disegno è uniforme alla trama) e a pizzilunu ( che si ottiene rialzando i punti a mano con un ferretto ). Per le coperte si lavorano 3 teli separati e poi si uniscono a mano con punti invisibili. La cosa meravigliosa è che la coperta, finita, sembra lavorata tutta contemporaneamente perché lo schema è unico; infatti la parte centrale (u zemp) è lavorata in ampio riquadro, intorno una fascia più larga (paranzula) e una più stretta (u pizzettu) delimitate da profili (parafilo); la rifinitura è una frangia intorno al bordo.

Le zempere

Le zempere cioè i campioni da cui vengono presi i disegni per fare coperte, arazzi e tappeti, sono un vero tesoro tramandato per generazioni, alcune sono inventate dalle tessitrici osservando un oggetto e sono gelosamente custodite perché considerate creazioni esclusive della Gnura, cioè della maestra tessitrice. Le zempere più conosciute sono: il mazzetto, la vigna, la caccia, l’ aria stiddata, a voculidda, u prat i l’angeli, a rasta cu l’ oceddi, u crapiu, u per’ira cerza, a greca. Dal telaio escono splendide coperte molto apprezzate e ricercate dai turisti e dagli amanti dell’artigianato.

 

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